Dopo le solennità che hanno accompagnato la ripresa del tempo ordinario, il vangelo di Matteo ci narrano la vita pubblica di Gesù. È un testo piuttosto noto e che – nel suo incipit – pare cadere proprio nel momento giusto dell’anno, quando tutti e tutte ci sentiamo un po’ «stanche e sfinite», non solo perché sta finendo un altro anno sociale, ma anche per tutti gli avvenimenti tristi che stanno capitando nel nostro mondo. Il problema segnalato da Gesù – già duemila anni fa – è che «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!»: c’è molto da fare, ma pochi/e sono quelli/e che si stanno dando da fare. Per chi è stato cresciuto in ambienti cattolici, a questa frase (immediatamente e involontariamente) viene attribuito un significato più specifico: “mancano preti” … ma non dobbiamo farci schiacciare in questa lettura riduzionista: in questo mondo, così angustiato da guerre, miserie, solitudini, c’è tanto da fare e c’è bisogno di tutti/e. Non voglio, però, lasciarmi distrarre...
La grandezza di un Cristiano sta nell’Affidarsi a Dio senza remore, anche e soprattutto quando va tutto male. Nostro Signore lo dice a chiare lettere: “Io sono davanti la vostra porta, sta a voi girare la maniglia e permettermi di entrare. E’ Lui che ci raccomanda di non lasciarci schiacciare da questo strambo mondo che sembra vada tutto nella direzione opposta di quello che dovrebbe essere la sua naturale vocazione. E’ nei Romani 12:2, che si parla proprio della qualità della vita di un Cristiano che permette a Gesù Cristo di trasformarci la vita, anzi a me, solitamente, piace usare proprio il termine stravolgerla. Si, perchè la presenza di Dio quando la sperimentiamo in grazia, cambia la nostra vita, ma affinchè ciò succeda dobbiamo essere noi i primi a volere che ciò accada. Dobbiamo aprire il nostro cuore, metterlo in ascolto e permettere a Dio di trasformarci, di plasmarci perchè, è chiaro che noi non possiamo cambiare le nostre azioni se non cambiamo modo di pensare. ...