Dopo le solennità che hanno accompagnato la ripresa del tempo ordinario, il vangelo di Matteo ci narrano la vita pubblica di Gesù. È un testo piuttosto noto e che – nel suo incipit – pare cadere proprio nel momento giusto dell’anno, quando tutti e tutte ci sentiamo un po’ «stanche e sfinite», non solo perché sta finendo un altro anno sociale, ma anche per tutti gli avvenimenti tristi che stanno capitando nel nostro mondo. Il problema segnalato da Gesù – già duemila anni fa – è che «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!»: c’è molto da fare, ma pochi/e sono quelli/e che si stanno dando da fare. Per chi è stato cresciuto in ambienti cattolici, a questa frase (immediatamente e involontariamente) viene attribuito un significato più specifico: “mancano preti” … ma non dobbiamo farci schiacciare in questa lettura riduzionista: in questo mondo, così angustiato da guerre, miserie, solitudini, c’è tanto da fare e c’è bisogno di tutti/e. Non voglio, però, lasciarmi distrarre...
La vita ha un senso solo se si ammette l'esistenza di qualcuno che abbia creato l'universo e l'uomo e li mantenga nell'esistenza secondo un progetto ben preciso che egli realizza con potenza, con sapienza e con bontà infinita. Al creatore di tutto gli uomini danno il nome: Dio. Se si negasse l'esistenza di Dio la vita risulterebbe senza senso e non troverebbero risposta le profonde domande dell'uomo: Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Il progetto di Dio su di noi equivale al progetto per cui egli ci ha creati. Per scoprire questo progetto e quale sia il senso della vita, occorre conoscere il fine per cui Dio ci ha creati. Il Concilio Vaticano II afferma che: "La comunione di Dio con gli uomini e degli uomini con Dio e fra loro in Cristo, costituisce il fine della vita". La comunione con Dio e con gli uomini, fine per cui siamo stati creati, consiste: a) Nel fedele e gioioso compimento della volontà di Dio b) Nell'essere per l'altro c) Nell...