Dopo le solennità che hanno accompagnato la ripresa del tempo ordinario, il vangelo di Matteo ci narrano la vita pubblica di Gesù. È un testo piuttosto noto e che – nel suo incipit – pare cadere proprio nel momento giusto dell’anno, quando tutti e tutte ci sentiamo un po’ «stanche e sfinite», non solo perché sta finendo un altro anno sociale, ma anche per tutti gli avvenimenti tristi che stanno capitando nel nostro mondo. Il problema segnalato da Gesù – già duemila anni fa – è che «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!»: c’è molto da fare, ma pochi/e sono quelli/e che si stanno dando da fare. Per chi è stato cresciuto in ambienti cattolici, a questa frase (immediatamente e involontariamente) viene attribuito un significato più specifico: “mancano preti” … ma non dobbiamo farci schiacciare in questa lettura riduzionista: in questo mondo, così angustiato da guerre, miserie, solitudini, c’è tanto da fare e c’è bisogno di tutti/e. Non voglio, però, lasciarmi distrarre...
Se ti accontenti solamente di ciò che il mondo materiale ti può offrire, oppure ti accontenti di come sei senza porti alcuna domanda, o ti trovi a tuo agio nelle ingiustizie, nell'immoralità, nella logica del più forte, ti consiglio di non perdere tempo e di ricercare altrove ciò che desideri. Un mondo che cambia Coloro che invece ricercano la vera gioia, il senso di appartenenza e tutti quei dinamismi spirituali per poter pervenire alla felicità qui possono trovare le loro risposte agli aneliti della loro anima, che è quel qualcosa che nasce dentro, dalle aspirazioni più profonde, dal desiderio di dare una risposta alle grandi e inevitabili domande: Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? È importante sapere se l'anima è immortale, se vi è un aldilà dopo la morte, se vi è un Dio che ci accoglie e ci giudica. Sì, La prospettiva di vincere l'infinito deve spingerci a giocare la nostra vita per vincere il magnifico premio di una felicità smisurata. Del resto frustrare le aspirazi...