Dopo le solennità che hanno accompagnato la ripresa del tempo ordinario, il vangelo di Matteo ci narrano la vita pubblica di Gesù. È un testo piuttosto noto e che – nel suo incipit – pare cadere proprio nel momento giusto dell’anno, quando tutti e tutte ci sentiamo un po’ «stanche e sfinite», non solo perché sta finendo un altro anno sociale, ma anche per tutti gli avvenimenti tristi che stanno capitando nel nostro mondo. Il problema segnalato da Gesù – già duemila anni fa – è che «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!»: c’è molto da fare, ma pochi/e sono quelli/e che si stanno dando da fare. Per chi è stato cresciuto in ambienti cattolici, a questa frase (immediatamente e involontariamente) viene attribuito un significato più specifico: “mancano preti” … ma non dobbiamo farci schiacciare in questa lettura riduzionista: in questo mondo, così angustiato da guerre, miserie, solitudini, c’è tanto da fare e c’è bisogno di tutti/e. Non voglio, però, lasciarmi distrarre...
La fede consentì a Maria di affacciarsi senza timore sull'abisso inesplorato del disegno salvifico di Dio: non era facile credere che Dio potesse « farsi carne » e venire ad « abitare in mezzo a noi » (cf. Gv 1, 14), che Egli cioè volesse nascondersi nell'insignificanza del nostro quotidiano, vestendosi della nostra umana fragilità, soggetta a tanti e così umilianti condizionamenti. Maria osò credere a questo progetto « impossibile », si fidò dell'Onnipotente e divenne la principale cooperatrice di quella mirabile iniziativa divina, che ha riaperto la nostra storia alla speranza. Anche il cristiano è chiamato ad un simile atteggiamento di fede, che lo porta a guardare coraggiosamente « al di là » delle possibilità e dei limiti dell'evento puramente umano. Egli sa di poter contare su Dio, il quale, per affermare la propria sovrana libertà nei confronti dei condizionamenti umani, non di rado scegli ciò che nel mondo è debole e disprezzato per confondere i sapienti ed i...