Dopo le solennità che hanno accompagnato la ripresa del tempo ordinario, il vangelo di Matteo ci narrano la vita pubblica di Gesù. È un testo piuttosto noto e che – nel suo incipit – pare cadere proprio nel momento giusto dell’anno, quando tutti e tutte ci sentiamo un po’ «stanche e sfinite», non solo perché sta finendo un altro anno sociale, ma anche per tutti gli avvenimenti tristi che stanno capitando nel nostro mondo. Il problema segnalato da Gesù – già duemila anni fa – è che «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!»: c’è molto da fare, ma pochi/e sono quelli/e che si stanno dando da fare. Per chi è stato cresciuto in ambienti cattolici, a questa frase (immediatamente e involontariamente) viene attribuito un significato più specifico: “mancano preti” … ma non dobbiamo farci schiacciare in questa lettura riduzionista: in questo mondo, così angustiato da guerre, miserie, solitudini, c’è tanto da fare e c’è bisogno di tutti/e. Non voglio, però, lasciarmi distrarre...
In teologia, transustanziazione, o transubstanziazione (lat. trans-substantiatio), è il termine che indica la conversione della sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo e della sostanza del vino nella sostanza del sangue di Cristo, che avviene, durante la celebrazione eucaristica, al momento della consacrazione.
A seconda delle sensibilità teologiche (soprattutto nel dibattito tra Chiesa latina e Chiese ortodosse), si diede e si dà tuttora una divergenza circa il momento preciso in cui avverrebbe questa trasformazione: secondo le chiese orientali, essa avverrebbe quando il vescovo o il presbitero, durante la preghiera eucaristica, invoca Dio Padre affinché mandi lo Spirito Santo (epiclesi sulle oblate) che trasformi il pane ed il vino in corpo e sangue di Cristo; secondo la Chiesa cattolica, la conversione sarebbe operata nel momento in cui vengono ripetute (in persona Christi) le parole di Gesù durante l'Ultima cena (anzi, la teologia scolastica identifica il momento preciso della transustanziazione nell'istante in cui è pronunciata la parola est nella frase Hoc est enim corpus meum).
Secondo il racconto contenuto nel Vangelo secondo Giovanni, al capitolo 6, Gesù, durante un dibattito nella sinagoga di Cafarnao, pronuncia le seguenti frasi:
« In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me ... » .
Sotto il regno di Carlo il Calvo fu oggetto di una polemica tra i teologi Ratramno di Corbie e Pascasio Radberto, circa la presenza simbolica o reale del Cristo nell'ostia. Nei documenti pontifici compare la prima volta con il Concilio Lateranense IV (1215); in seguito, con il Concilio di Trento (1545-1563) riceve la sua formulazione definitiva. Questa dottrina ricevette la sua più coerente formulazione in seno alla filosofia scolastica, che interpretava efficacemente la transustanziazione attraverso la ripresa della teoria dell' ilemorfismo aristotelico (ovvero l'unione inscindibile di forma sostanziale e di materia prima), facendo sì che ogni cosa riceva la sua propria determinazione grazie al principio formale (che crea, che fa sì che ciascuna cosa sia quello che è) concreto contenuto in ciascuna sostanza. L'uso delle categorie filosofiche proprie della scolastica non limita la possibilità ad altre scuole di pensiero di ridire il medesimo concetto dogmatico attraverso categorie diverse. Dunque è possibile che la transustanziazione venga altrimenti spiegata con diversa terminologia che si poggia su altre griglie di pensiero razionale.
Il Concilio di Trento nella definizione dogmatica della XIII sessione dell'11 ottobre 1551, al capitolo IV dichiara:
«con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del Suo Sangue.
Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione.»
|
Secondo questa dottrina, il pane ed il vino consacrati conservano dunque solo gli accidenti, ovvero le apparenze, della materia precedente alla preghiera eucaristica, perché nel loro intimo la forma sostanziale o principio costitutivo è cambiato perché esso è diventato, per opera della Trinità, realmente il Corpo ed il Sangue del Signore.
In questa luce, la definizione dogmatica del Concilio di Trento sancisce la conversione eucaristica e propone la transustanziazione come valido (modo conveniente e appropriato) modello di interpretazione del mistero, senza impegnare la propria autorità in un riconoscimento dogmatico delle implicazioni filosofiche della transustanziazione.
Il Concilio di Trento per reazione puntò tutta la sua energia nel rilancio dell'eucaristia come vera presenza reale di Cristo ed anche le chiese vennero concepite in modo che fosse chiaro che il centro della vita liturgica e religiosa dei fedeli fosse il Tabernacolo (nel contesto della Controriforma).

Commenti
Posta un commento
Lascia un commento o un tuo pensiero