Oggi, Solennità della Santissima Trinità, il Vangelo è tratto dal dialogo di Gesù con Nicodemo (cfr Gv 3,16-18). Nicodemo era un membro del Sinedrio, appassionato del mistero di Dio: riconosce in Gesù un maestro divino e di nascosto, di notte, va a parlare con Lui. Gesù lo ascolta, capisce che è un uomo in ricerca e allora prima lo stupisce, rispondendogli che per entrare nel Regno di Dio bisogna rinascere; poi gli svela il cuore del mistero dicendo che Dio ha amato così tanto l’umanità da mandare il suo Figlio nel mondo. Gesù, dunque, il Figlio, ci parla del Padre e del suo amore immenso. Padre e Figlio. È un’immagine familiare che, se ci pensiamo, scardina il nostro immaginario su Dio. La parola stessa “Dio”, infatti, ci suggerisce una realtà singolare, maestosa e distante, mentre sentir parlare di un Padre e di un Figlio ci riporta a casa. Sì, possiamo pensare Dio così, attraverso l’immagine di una famiglia riunita a tavola, dove si condivide la vita...
“Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”.
Il versetto del Vangelo su citato ricorda a tutti noi quale sia l’eredità che Gesù lasciò al primo Papa della storia: San Pietro; la stessa che è stata trasmessa ad ogni suo successore, dall’alto.
Tuttavia, come ogni altra “mansione” che proviene dal Signore, è suscettibile di discernimento, perché un essere umano la comprenda e la renda “a volere di Dio”.
Nessun uomo, nemmeno il Papa (in quanto uomo), può ritenersi infallibile, per non cadere nella presunzione di sostituirsi al suo e nostro Maestro, poiché lui (come noi, se lo vogliano) sia mezzo, e mai il fine ultimo, del suo stesso agire.
Il Papa è da ritenersi infallibile solo quando è “ex cattedra”, quando esercita il suo carisma di Pastore Universale della Chiesa e tramite “un atto definitivo proclama una dottrina riguardante la fede o la morale”.
Si parla di verità che si ritengono inviolabili, perché rivelate da Dio stesso, come può essere il dogma dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, per fare un esempio.
In quel caso, il Papa è da considerarsi infallibile, perché è mezzo dello Spirito Paraclito, promesso da Gesù a Pietro e ai suoi successori.
Questa caratteristica del Pontefice è definita dogma dell’infallibilità papale (o infallibilità pontificia) e, quando si ritiene esercitata, si dice che il Papa opera “ex cathedra”, appunto, ossia come Dottore e Pastore Universale della Chiesa (Episcopus Servus Servorum Dei), rivestendo il Ministero Petrino, proclamando un nuovo dogma o rivelandolo.
Il dogma dell’infallibilità papale è stabilito nel documento Pastor Aeternus. Qui si dice: “Perciò Noi, mantenendoci fedeli alla tradizione ricevuta dai primordi della fede cristiana, per la gloria di Dio nostro Salvatore, per l’esaltazione della religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio proclamiamo e definiamo dogma rivelato da Dio che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa.
Se qualcuno quindi avrà la presunzione di opporsi a questa Nostra definizione, Dio non voglia!: sia anatema”.
Ed ecco che il dogma dell’infallibilità papale si rifà al mandato di Gesù Cristo, secondo il versetto su citato e non solo: Gesù da a Pietro il compito di “legare e sciogliere”, di “pascere i suoi agnelli”.
Il passo di Luca che dice: “Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” è ritenuta la preghiera con Gesù rafforzò la fede di Pietro e ne sancì l’infallibilità.
Sino al Concilio Vaticano I, in dogma dell’infallibilità papale non era dichiarato ufficialmente, ma molti Santi ne parlavano e lo riconoscevano:
San Cipriano, Vescovo nel III secolo, scrisse della cathedra Petri. “Essi non pensano che devono trattare con i Romani, la cui fede fu lodata dalla gloriosa testimonianza dell’Apostolo, e presso i quali l’errore non può trovare alcun accesso”.
“Tutti coloro che abbandonano Cristo si perdono nei loro errori. Ma la Chiesa che crede in Cristo e rimane fedele alla verità ricevuta, non si separa da lui”.
Fino alla proclamazione del dogma dell’infallibilità papale, erano stati i vari Concili ha definire la materia di fede.
Fu Papa Pio IX a convocare nel 1870 il Concilio Vaticano I. Qui si parlò del dogma e si definì la fine del potere temporale del Pontefice.
Molti laici, cattolici liberali, Cardinali, soprattutto francesi e tedeschi, si dichiararono contrari. Una parte dei Vescovi dell’Europa centrale prese le distanze dalla Chiesa di Roma. Iniziò così lo scisma vetero-cattolico, che verte proprio sul rifiuto del dogma dell’infallibilità papale.
Dal Concilio Vaticano I ad oggi, una volta soltanto il Papa ne ha fatto uso. Contrariamente a quanto temevano gli oppositori, riguardo l’abuso che il Pontefice avrebbe potuto fare del diritto di infallibilità,
Si parla della proclamazione del dogma dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, definito da Papa Pio XII con queste parole: “Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria Vergine la Sua speciale benevolenza a onore del Suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della Sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la Chiesa, per l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre Vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”.
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