Dopo le solennità che hanno accompagnato la ripresa del tempo ordinario, il vangelo di Matteo ci narrano la vita pubblica di Gesù. È un testo piuttosto noto e che – nel suo incipit – pare cadere proprio nel momento giusto dell’anno, quando tutti e tutte ci sentiamo un po’ «stanche e sfinite», non solo perché sta finendo un altro anno sociale, ma anche per tutti gli avvenimenti tristi che stanno capitando nel nostro mondo. Il problema segnalato da Gesù – già duemila anni fa – è che «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!»: c’è molto da fare, ma pochi/e sono quelli/e che si stanno dando da fare. Per chi è stato cresciuto in ambienti cattolici, a questa frase (immediatamente e involontariamente) viene attribuito un significato più specifico: “mancano preti” … ma non dobbiamo farci schiacciare in questa lettura riduzionista: in questo mondo, così angustiato da guerre, miserie, solitudini, c’è tanto da fare e c’è bisogno di tutti/e. Non voglio, però, lasciarmi distrarre...
Nato a Fontaine-les-Dijon in Borgogna nel 1090, nel 1112 entrò nel monastero di Cîteaux, culla del movimento cistercense; nel 1115 fondò il monastero di Clara Vallis (Clair Vaux, Chiaravalle), dando origine a un movimento monastico che si diffuse ben presto in tutta Europa. Fu l’ispiratore dell’architettura cistercense, che volle sobria e povera di ornamenti. Partecipò con grande dottrina alle principali dispute teologiche del tempo; sostenne con energia papa Innocenzo II contro l’antipapa Anacleto II; fu sostenitore dei Templari, per i quali dettò la regola; combatté energicamente l’eresia catara; combatté anche personalità interne alla Chiesa cattolica, che gli sembravano portare innovazioni pericolose, come Pietro Abelardo e Arnaldo da Brescia. Sostenne con forza la seconda Crociata, sostenendo che “Nella morte del pagano Cristo è glorificato”. Fu particolarmente devoto a Maria, e ne promosse il culto, fino ad allora meno intenso nell’Occidente cristiano di quanto fosse già nell’Oriente.
Morì nel 1153; fu canonizzato nel 1174 da Alessandro II, e proclamato Dottore della Chiesa nel 1830 da Pio VIII. Le sue reliquie furono disperse nel 1793; si salvò solo il capo, che si trova vicino a Troyes.
È patrono della Borgogna, e di conseguenza dei vignaioli; di Gibilterra, della Liguria; per la sua eloquenza è diventato patrono dei predicatori, e, dato il suo soprannome di doctor mellifluus, anche degli apicoltori e dei lavoratori della cera; spesso è quindi raffigurato con un alveare.
È rappresentato con la cocolla bianca, che fu abito dei cistercensi, in quanto la stoffa bianca era meno costosa di quella colorata. Appare spesso in dialogo con la Vergine, ai cui piedi stanno il pastorale e la mitria, emblema degli abati. A volte, soprattutto in ambito spagnolo, dal seno della Vergine zampilla il latte sulle labbra di Bernardo, ad indicare tanto la maternità di Maria, quanto la soavità dell’eloquio del Santo. In altre rappresentazioni Cristo stacca le braccia dalla croce per abbracciarlo.
Altri attributi iconografici sono: il drago incatenato, cioè la vittoria sull’eresia; tre mitrie, poiché per tre volte rifiutò l’episcopato; la penna e il libro, per la sua dottrina teologica; gli strumenti della passione di Cristo, oggetto delle sue meditazioni; una ruota di carro, che il Diavolo dovette riparare per lui; un cane bianco, che apparve alla madre incinta di lui.


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