Quanto vale Gerusalemme? È una domanda alla quale nessun economista potrebbe rispondere, perché il suo valore non si misura in denaro, in pietre preziose o in ricchezze terrene. Gerusalemme vale quanto la storia della salvezza, quanto le lacrime dei profeti, quanto la fede di milioni di uomini e donne che, da secoli, volgono il cuore verso la Città Santa. Per il cristiano, Gerusalemme è il luogo dove il Figlio di Dio ha percorso la Via Dolorosa, ha donato la sua vita sulla Croce ed è risorto glorioso, vincendo la morte. Ogni strada, ogni pietra, ogni santuario racconta un frammento del Vangelo. È una città che invita alla conversione e richiama il credente a guardare oltre il mondo materiale. Gerusalemme è anche la città dell'attesa messianica per il popolo ebraico e un luogo sacro per i musulmani. Questa straordinaria concentrazione di fede rende evidente quanto essa sia più di una semplice città: è un simbolo universale del desiderio dell'uomo di incontrare Dio. Eppure, nel c...
Nella creazione Dio comandò alle piante di produrre i loro frutti, ognuna «secondo la propria specie» (Gn 1, 11). Lo stesso comando rivolge ai cristiani, che sono le piante vive della sua Chiesa, perché producano frutti di devozione, ognuno secondo il suo stato e la sua condizione.La devozione deve essere praticata in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico dal principe, dalla vedova, dalla donna non sposata e da quella coniugata. Ciò non basta; bisogna anche accordare la pratica della devozione alle forze, agli impegni e ai doveri di ogni persona.Dimmi, Filotea, sarebbe conveniente se il vescovo volesse vivere in una solitudine simile a quella dei certosini? E se le donne sposate non volessero possedere nulla come i cappuccini? Se l’artigiano passasse tutto il giorno in chiesa come il religioso e il religioso si esponesse a qualsiasi incontro per servire il prossimo come è dovere del vescovo? Questa devozione non sarebbe ridicola, disordinata e inammissibile? Questo errore si verifica tuttavia molto spesso. No, Filotea, la devozione non distrugge nulla quando è sincera, ma anzi perfeziona tutto e, quando contrasta con gli impegni di qualcuno, è senza dubbio falsa.L’ape trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti e freschi come li ha trovati. La vera devozione fa ancora meglio, perché non solo non reca pregiudizio ad alcun tipo di vocazione o di occupazione, ma al contrario vi aggiunge bellezza e prestigio.Tutte le pietre preziose, gettate nel miele, diventano più splendenti, ognuna secondo il proprio colore, così ogni persona si perfeziona nella sua vocazione, se l’unisce alla devozione. La cura della famiglia è resa più leggera, l’amore fra marito e moglie più sincero, il servizio del principe più fedele, e tutte le altre occupazioni più soavi e amabili.È un errore, anzi un’eresia, voler escludere l’esercizio della devozione dall’ambiente militare, dalla bottega degli artigiani, dalla corte dei principi, dalle case dei coniugati. È vero, Filotea, che la devozione puramente contemplativa, monastica e religiosa può essere vissuta solo in questi stati, ma oltre a questi tre tipi di devozione, ve ne sono molti altri capaci di rendere perfetti coloro che vivono in condizioni secolari. Perciò dovunque ci troviamo, possiamo e dobbiamo aspirare alla vita perfetta.
Dalla «Introduzione alla vita devota» di san Francesco di Sales, vescovo
http://dlvr.it/RbRvY3
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